OBESITA’ E REFLUSSO GASTROESOFAGEO

Studi ancora in corso dimostrano interessanti correlazioni tra lo stato di obesità e la presenza di reflusso gastroesofageo.

L’obesità è una condizione clinica in cui il soggetto presenta importanti accumuli di grasso corporeo, che possono compromettere funzioni vitali e condurre ad un peggioramento generale della qualità della vita. L’Organizzazione mondiale della sanità definisce lo stato di obesità utilizzando l’indice di massa corporea (IMC), un dato biometrico che confronta peso e altezza: sono considerati obesi i soggetti che presentano un IMC maggiore di 30 kg/m2 , (IMC >30), e secondi studi epidemiologici condotti negli stati del Nord America, rappresentano circa il 30% della popolazione adulta.

Parallelamente parliamo del reflusso gastroesofageo, le cui complicanze possono dare origine alla vera e propria sindrome da reflusso gastroesofageo. Si manifesta con rigurgito acido, che compare soprattutto in posizione clinostatica, mal di gola, tosse cronico, asma non allergica, pirosi, dolore gastrico, infiammazione e/o lesioni dell’esofago e/o della mucosa, o trasformazione metaplastica (fino alla comparsa dell’esofago di Barrett) alla diagnosi gastroscopia. Il reflusso gastroesofageo incide sulla popolazione adulta, del 15%, con netta prevalenza nei Paesi del Nord America rispetto all’Europa e all’estremo Oriente.

Ma perché molti soggetti obesi sono affetti da reflusso gastroesofageo?

In che modo le due condizioni sono in relazione?

Per rispondere è necessario analizzare l’aspetto eziologico. Alla base della comparsa del reflusso gastroesofageo c’è la perdita del tono del cardias che, posizionato tra l’esofago e lo stomaco, perde la capacità di impedire alle sostanze acide di risalire fino all’esofago durante i movimenti della digestione. Questa condizione di incontinenza del cardias, è notoriamente favorita da diversi fattori, tra cui l’ingestione di cibi molto grassi, di cioccolata, bevande gassate ed alcoliche, e dall’uso di alcuni farmaci. Un’ altra causa, seppur ancora non esistano studi che ne provino una correlazione certa, potrebbe essere rappresentata dalla presenza dell’ Helicobacter Pylori, batterio gram negativo flagellato, acido-resistente che trova l’habitat ideale per l’annidamento e la replicazione, nell’ambiente acido dello stomaco.

Alla luce di questi concetti è immediato comprendere il motivo per cui il soggetto obeso è più esposto del normopeso a sviluppare reflusso gastroesofageo.

  • L’obeso consuma in abbondanza proprio quei cibi indicati finora, che contribuiscono alla perdita del tono del cardias. Il soggetto obeso, inoltre, tipicamente esposto a rischio cardiovascolare, assume beta bloccanti, calcio antagonisti e nitrati che riducono ancora il tono dello sfintere e ritardato svuotamento gastrico.
  • L’obeso presenta un’aumentata circonferenza addominale e quindi un’ elevata pressione addominale che promuove la risalita all’interno dell’esofago di succhi gastrici e favorisce l’incontinenza dello sfintere. La stessa pressione è riscontrabile anche in donne in gravidanza, (condizione comunque transitoria) nelle quali il bambino può indurre compressione potenzialmente favorente la risalita di acido.
  • Il tessuto adiposo viscerale secerne citochine, come TNF alfa e interleuchina-6 (IL-6)  L’IL-6 indotta determina un incremento di H2O2 nelle cellule muscolari lisce con induzione della sintesi di PAF e PGE2, che a loro volta mediano il rilasciamento delle cellule muscolari e in particolare la riduzione del tono dello sfintere esofageo inferiore.
  • L’ernia iatale, riscontrata maggiormente nei soggetti obesi rispetto ai normopeso, può essere un fattore predisponente.  Essa appare come una distorsione anatomica della giunzione esofago-gastrica che provoca la migrazione prossimale del LES rispetto al diaframma.
  • L’aumentata velocità di svuotamento gastrico, può condurre direttamente ad un incremento della fame, che favorisce lo stato di l’obesità, con un rapporto solo indiretto alla comparsa di sindrome da reflusso gastroesofageo.
  • Inoltre rispetto al soggetto con un BMI nella norma, l’obeso presenta una più elevata incidenza di alterazioni manometriche del corpo esofageo (in particolare esofago detto “a schiaccianoci” e altre alterazioni della motilità).
  • Studi in corso stanno chiarendo il ruolo della grelina, piccolo peptide gastrico che aumenta nel siero dei soggetti malnutriti e diminuisce in quello dei soggetti obesi. Ha potere oressizzante e aumenta la ricerca e l’assunzione di cibo. Alti livelli di grelina sono correlati ad un aumento della massa grassa.

Da 20 anni a questa parte sta assumendo sempre più rilevanza la chirurgia bariatrica, mirata alla risoluzione dello stato di obesità, mediante riduzione del volume gastrico con conseguente comparsa precoce del senso di sazietà. Tuttavia, per ora, la chirurgia bariatrica è riservata a pazienti affetti da obesità patologica (BMI >40, o BMI >35 con associato un ulteriore fattore di rischio cardiovascolare).

Paradossalmente, allo stato attuale, non esiste una dimostrazione che il calo del peso corporeo, a seguito di programmi dietetici, determini una riduzione della incidenza dei sintomi, ma l’alimentazione, come in molti altri quadri clinici, può contribuire al ripristino di un buono stato di salute. Infatti, per scongiurare l’insorgenza della sindrome da reflusso gastroesofageo, il soggetto obeso deve innanzitutto tenere sotto controllo il proprio peso corporeo, seguendo un regime alimentare sano, bilanciato ed adeguato alle esigenze generali dell’organismo, deve migliorare le proprie condizioni psico-fisiche con una salutare attività fisica e sottoporsi ad eventuali accertamenti medici. Il soggetto normopeso, può mantenere il proprio BMI, ma deve comunque eseguire ulteriori indagini per risolvere il problema.

Una prima indagine diagnostica di reflusso gastro-esofageo, si effettua mediante tecniche di  ph-impedenziometria o ph-metria esofagea delle 24 ore che consente di differenziare i reflussi fisiologici da quelli patologici. Si può ricercare anche l’Helicobacter pylori a livello gastrico, per stabilire la terapia più adeguata seguire. La gastroscopia è invece utilizzata per valutare quanto la mucosa esofagea e gastrica siano state danneggiate e si associa ad esecuzioni di prelievi bioptici allo scopo di escludere lesioni di carattere neoplastico.

In caso di comparsa dei sintomi è necessario rivolgersi ad un medico specialista che valuterà la natura passeggera o cronica della sintomatologia, in quest’ultimo caso la terapia più comune, associata a provvedimenti alimentari mirati alla riduzione del BMI, consiste nell’assunzione, per un periodo limitato di farmaci appartenenti alla classe degli inibitori di pompa protonica, che inibiscono la produzione di acido in sede gastrica. Sono utilizzabili anche i pro cinetici, la cui efficacia comunque non è stata ancora comprovata, che interagiscono con alcuni recettori presenti lungo il tubo digerente e controllano la frequenza e/o forza dei movimenti peristaltici, antiacidi, in genere composti chimici basici che tamponano l’acidità dello stomaco e alginati, estratti dall’alga bruna, in soluzione colloidale ottenuta con il contatto con l’acqua, che promuovono la formazione di una pellicola protettiva a livello gastrico e contribuiscono ad alleviare la sintomatologia.

Poiché non esistono terapie che possano risolvere in maniera radicale e definitiva questa problematica, che spesso cronicizza rendendo necessaria l’utilizzo di farmaci anti-reflusso per l’intera durata della vita, è importante conoscere le strategie preventive più efficaci che suggeriscono un netto miglioramento dello stile di vita e l’adozione di una corretta, quanto equilibrata condotta alimentare.

Fonti:

The association between body mass index and gastroesophageal reflux disease in the World Trade Center Health Program General Responder Cohort.Icitovic N1, Onyebeke LC1, Wallenstein S1, Dasaro CR1, Harrison D2, Jiang J1, Kaplan JR1, Lucchini RG1, Luft BJ3, Moline JM4, Pendem L1, Shapiro M1, Udasin IG5, Todd AC1, Teitelbaum SL1.

Immagine:

www.connettis.it

OBESITA’ E REFLUSSO GASTROESOFAGEOultima modifica: 2016-10-12T15:05:59+02:00da letizia344
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento